I poeti


Giorgio CaproniNasce a Livorno il 7 gennaio 1912 da Attilio e Anna Picchi.
Nel 1922 la famiglia Caproni si trasferisce a Genova, città a cui il poeta si legherà profondamente. Terminate le scuole medie, si iscrive all’Istituto musicale “G. Verdi”, dove studia violino. A diciotto anni rinuncia all’ambizione di perseguire la carriera musicale e si iscrive all’Istituto Magistero di Torino, ma presto abbandona gli studi, conseguendo autonomamente l’abilitazione magistrale. Nel 1933 pubblica le sue prime poesie, Vespri e Prima Luce, su due riviste letterarie. Le sue prime raccolte di poesie Come un’allegoria (1936) e Ballo a Fontanigorda (1938) vengono pubblicate dall’editore genovese Emiliano degli Orfini. Negli anni che seguono, la sua vita privata è colma di avvenimenti: il matrimonio con Lina Rettagliata, la nascita della prima figlia, la chiamata alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale. Il 1943 vede le stampe Cronistoria per i tipi Vallecchi di Firenze. Dopo l’armistizio dell’ 8 settembre, partecipa alla resistenza partigiana in Val Trebbia. Finita la guerra si trasferisce a Roma dove lavora come maestro elementare.
Le attività letterarie di Caproni diventano frenetiche. Si dedica alle traduzioni dal francese, iniziando con Il Tempo ritrovato di Proust nel 1951.
Stanze della funicolare vince il Premio Viareggio nel 1952 e, dopo sette anni, nel 1959, pubblica Il passaggio di Enea. Sempre in quell’anno vince nuovamente il Premio Viareggio con Il seme del piangere.
Dal 1965 al 1975 pubblica: Congedo del viaggiatore cerimonioso e altre prosopopee, Il terzo libro ed altre cose e Il muro della terra. Nel 1982 viene pubblicato Il franco cacciatore e nel 1986 Il conte di Kevenhuller.



In riconoscimento al profondo affetto che il poeta ha sempre mostrato nelle sue poesie verso la città dove trascorse l’adolescenza, nel 1985 Genova gli conferisce la cittadinanza onoraria.
Muore il 22 gennaio 1990 a Roma.
L’anno dopo viene pubblicata postuma la raccolta poetica Res amissa.

Genova di tutta la vita, a cura di G. Devoto e A. Guerrini, 1983; seconda edizione ampliata 1997.

Frammenti di un diario (1948-49), a cura di F. Nicolao, con una pagina di R. Debenedetti, introduzione di L. Surdich, 1995.

I faticati giorni – Quaderno Veronese 1942, una inedita versione di Cronistoria, a cura di A. Dei, 2000.

Come un’allegoria, introduzione di R. Bettarini, 2000.

Come un’allegoria, ristampa a piombo della prima edizione del 1936 (Emiliano degli Orfini, Genova) con allegato un CD con i versi letti da Achille Millo, 2000.

Stanze della funicolare, introduzione di A. Dolfi, 2012.

Frénaud traduce Caproni, sette poesie di G.Caproni tradotte da A. Frénaud, 2012.

AA.VV., Genova a Giorgio Caproni, a cura di G. Devoto e S. Verdino, 1982.

A.Dei, Le carte incrociate. Sulla poesia di Giorgio Caproni, 2003.

“Trasparenze”, supplemento non periodico a “Quaderni di poesia”, Atti delle tavole rotonde del Convegno “Per Giorgio Caproni”, Genova e Val Trebbia, 20-21 giugno 1997, a cura di G.Devoto, 1997.

AA.VV., Per Giorgio Caproni, Atti del Convegno “Per Giorgio Caproni”, Genova e Val Trebbia, 20-21 giugno 1997, a cura di G. Devoto e S. Verdino, 1997.

Guida al Parco Culturale Giorgio Caproni, da Arenzano a Genova alla Val Trebbia, una guida ai luoghi cantati da Giorgio Caproni, a cura di C.Scarsi, 2000.

AA.VV., Giorgio Caproni, Quaderno Bibliografico 2001, a cura di G.Devoto, 2002.

Camillo Sbarbaro, Lettere a Giorgio Caproni (1956-1967), a cura di A.Padovani Soldini, 2010.

Caproni poeta europeo (1912-2012), catalogo della mostra bio-bibliografica a cura di G. Devoto, B. Manzitti, S. Verdino, Genova, Biblioteca Berio, 2013.

A. Dolfi, Caproni, la cosa perduta e la malinconia, 2014.

AA.VV., Caproni poeta europeo, Atti del Convegno “Caproni poeta europeo”, Genova, 8-9 novembre 2013, a cura di E. Bricco, 2014.

Franco Fortini, pseudonimo di Franco Lattes, nasce a Firenze nel 1917. Il padre, Dino Lattes, livornese di origine ebraica, viene arrestato nel 1925 con l’accusa di ostilità al regime mussoliniano e, nello stesso anno, scampa a stento a una sparatoria contro alcuni antifascisti fiorentini. Durante gli anni della formazione, al Ginnasio Galileo Galilei e al Liceo Dante Alighieri di Firenze, coltiva l’interesse per la pittura, il cinema francese e la letteratura, sicché, pur essendosi iscritto a Giurisprudenza secondo la volontà paterna, seguirà anche i corsi della Facoltà di Lettere. Costretto a rifugiarsi in Svizzera a causa delle leggi razziali, parteciperà in seguito alla Resistenza italiana in Val d’Ossola. Risale al 1946 il suo esordio poetico, che maturerà una profonda ispirazione politica e civile attraverso numerose raccolte, il cui fiore confluirà nella silloge Versi scelti del 1990.



Fortini collaborò al “Politecnico” di Vittorini, come redattore, e con regolarità al “Manifesto”; tradusse Goethe, Proust, Éluard, Brecht e si cimentò occasionalmente con la prosa letteraria. La sua produzione saggistica è vasta e varia, sia sul versante letterario (si ricordino almeno gli studi su Tasso) che sul versante politico e sociale. Si spegne a Milano nel 1994, dopo l’uscita di un ultimo titolo di poesia pubblicato in vita, al quale seguiranno diverse opere postume.

Una obbedienza, prefazione di A. Zanzotto, con una lettera inedita di F. Fortini, 2005.

Franco Fortini

Alfonso GattoNasce a Salerno il 7 luglio del 1909. Dopo aver conseguito il diploma presso il liceo classico della sua città, si iscrive all’Università di Napoli, senza portare a termine gli studi.
Il suo esordio poetico avviene nel 1932 con la pubblicazione di Isola, che raccoglie le sue liriche scritte dal 1929. Trasferitosi a Milano con la moglie Jole all’inizio degli anni Trenta, conduce una vita travagliata e burrascosa senza riuscire a trovare un impiego lavorativo stabile, tuttavia ha modo di collaborare per alcune tra le più innovative riviste letterarie dell’epoca (Circoli, Italia Letteraria, Primato) e di frequentare intellettuali come Cesare Zavattini e Leonardo Sinsgalli.
Nel 1936 viene arrestato a causa del suo dichiarato antifascismo e trascorre sei mesi nel carcere di San Vittore. Dopo l’esperienza carceraria, pubblica la sua seconda raccolta di poesie Morto ai paesi. Nel 1938 fonda con Vasco Pratolini, per commissione dell’editore Vallecchi, la rivista culturale antifascista Campo di Marte che durò solo un anno. Nel 1941 viene nominato docente di italiano nel liceo artistico di Bologna, nello stesso anno pubblica Poesie che comprende le raccolte Arie e Ricordi e Ultimi versi.

Impegnato nelle file della Resistenza, collabora per il quotidiano l’Unità assumendo un ruolo di rilievo nella letteratura ideologicamente ispirata. Le poesie scritte nel dopoguerra vengono pubblicate in diverse raccolte, tra le quali ricordiamo La madre e la Morte (1960).
Personaggio eclettico e poliedrico, si affaccia anche al mondo del cinema partecipando ad alcuni film, tra i quali Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini e Cadaveri Eccellenti di Rosi, e alla cronaca sportiva scrivendo, tra gli altri, per i giornali Vie Nuove e Il Giornale del Mattino.

L’8 marzo 1976 trova la morte in un incidente stradale nei pressi di Grosseto.

Alfonso Gatto, Lapide 1975 ed altre cose, con uno scritto di G. Caproni, 1976*.

Alfonso Gatto, Lapide 1975 ed altre cose, con uno scritto di G. Caproni, riedizione nei Quaderni del Tempo, 2001.

Alfonso Gatto, Alla scoperta della terra più conosciuta, con una nota di A. Natta e postfazione di L. Surdich, 2000.

Alfonso Gatto, L’Arno dalla sorgente al mare, a cura di C. Nesi, 2006.

Alfonso Gatto, L’amore che salva, Lettere a Lea Ansaldo, a cura di M. Bono, 2006.

Trasparenza n° 11, monografico dedicato a Alfonso Gatto, AA.VV con alcuni scritti di Alfonso Gatto*.

Alfonso Gatto, Amore della vita, prefazione di M. Cicuto, 2009.

Mario LuziNasce a Castello di Firenze il 20 ottobre del 1914, da genitori originari della zona del Monte Amiata, e a Castello frequenta le scuole elementari. Si trasferisce poi a Siena e torna nel 1929 a Firenze, dove termina gli studi classici al Liceo Galileo. Si laurea in Letteratura Francese con una tesi su Mauriac. Intanto comincia a frequentare i futuri poeti dell’ermetismo Bigongiari e Parronchi, oltre ai critici Carlo Bo, Leone Traverso, che si rivelerà poi insigne traduttore, ed Oreste Macrì. Collabora alle riviste d’avanguardia Campo di Marte, Paragone, Letteratura, Frontespizio.

Nel 1935 esce La barca, la sua prima raccolta poetica. Nel frattempo comincia ad insegnare alle scuole superiori a Parma, poi a San Miniato ed infine a Roma, dove lavorerà alla Sovrintendenza Bibliografica.
Nel 1940 vede la luce Avvento notturno. Dal 1945 Luzi insegna a Firenze. Le pubblicazioni procedono regolari: Un Brindisi e Quaderno gotico nel 1946, nel 1952 Onore del vero, Primizie del deserto e Studio su Mallarmé. Nel 1955 gli viene assegnata la cattedra di letteratura francese.
Nel 1963 pubblica Nel magma, e poi via via, tra gli altri, Dal fondo delle campagne, Su fondamenti invisibili, Al fuoco della controversia che ottenne il premio Viareggio cui seguirono ancora altre raccolte per giungere infine alla sua ultima Lasciami non trattenermi, edita postuma nel 2008.

Si occupò inoltre di saggistica, e fu curatore di numerose antologie, tra le quali L’idea simbolista.

Rivolse la sua attenzione anche al cinema recensendo negli anni oltre ottanta pellicole, tra cui Roma 11 (di G. De Santis) e Signori, in carrozza! (di L. Zampa). Importante anche l’attività teatrale di Mario Luzi: dal primo testo Pietra oscura, del 1946, all’ultimo Il fiore del dolore, corrono sessant’anni di teatro, costellati di titoli come Il libro di Ipazia, Rosales, Histryo, Ceneri e ardori e Felicità turbate. Si ricorda inoltre la Corale della Città di Palermo per S. Rosalia, messa in scena al Teatro Biondo di Palermo.

Il 14 ottobre 2004 è stato nominato Senatore a vita dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Si spegne pochi mesi dopo a Firenze, il 28 febbraio 2005. Alla sua memoria è posta una lapide nella Basilica di Santa Croce, a Firenze, dove accanto al cenotafio di Dante Alighieri riposano le spoglie di grandi del calibro di Galileo Galilei, Michelangelo Buonarroti e Vittorio Alferi.

Corale della Città di Palermo per S. Rosalia, introduzione di S.Verdino, 1989.

Avvento notturno, in appendice il saggio del 1940 di C. Bo, 2004.

Flos, Poesie per Firenze, a cura di S. Verdino, 2002.

Carlo Bo, Scritti su Mario Luzi, a cura di S. Verdino, 2004.

Biagio MarinAllo scoppio della Grande Guerra, Marin, nonostante la sua cittadinanza austriaca, si arruola come volontario nell’esercito italiano. Finito il conflitto mondiale, il poeta termina i suoi studi filosofici all’Università di Roma e ritorna a Gorizia, dove svolge numerosi impieghi: professore liceale, ispettore scolastico, dirigente d’azienda, bibliotecario.
Durante la seconda guerra mondiale partecipa alla Resistenza presiedendo il Comitato di Liberazione Triestino. Nel 1949 pubblica le poesie degli ultimi trent’anni, nella raccolta Le Litanie de la Madona.



Nel 1961 viene pubblicato Solitae, che lo fa conoscere al grande pubblico italiano. Durante gli anni ’70 e ’80 dà alle stampe, con cadenza quasi biennale, numerose raccolte. Ne citiamo alcune: El vento de l’Eterno se fa teso (1974), El crìtoleo del corpo fracasao (1976), Pan de pura farina (1977), Nel silenzio più teso (1980), E anche il vento tase (1982), La vose de la sera (1985).

Muore nella sua città natale il 24 dicembre 1985.

Pan de pura farina, con una pagina di D. Valeri ed un commento G. B. Pighi, 1976.

E anche el vento tase, a cura di E.Serra, introduzione di A. Guerrini, 1982.

La girlanda de gno suore, a cura di E.Serra, 2008.

Sandro PennaNasce a Perugia il 12 giugno 1906. Vive un’infanzia travagliata a causa della sua salute cagionevole e della difficile situazione famigliare, provocata dalla guerra e dal successivo trasferimento di sua madre a Roma.

Nel 1925 ottiene il diploma in ragioneria, pur avendo coltivato, nel corso dell’adolescenza, la passione per la letteratura. Si trasferisce a Roma nel 1929 esercitando i mestieri più disparati: il contabile, l’allibratore di corse ippiche, il commesso di libreria, poi il correttore di bozze e il mercante d’arte.

La pubblicazione delle sue prime liriche sulla rivista L’Italia Letteraria (1932) si deve alle premure del poeta triestino Umberto Saba, al quale Penna aveva inviato alcuni versi con lo pseudonimo di Bino Satta.



Nel dopoguerra escono le raccolte più significative di Penna: nel ’56 Una strana gioia di vivere, nel ’58 Croce e delizia. Nel 1970 appare da Garzanti Tutte le poesie, che comprendeva le raccolte precedenti e altri versi inediti.

Le ultime raccolte sono pubblicate postume: nel ’76, a pochi mesi dalla morte, esce Stranezze, nel ’77 Il viaggiatore insonne, nel ’80 Confuso Sonno.

Sandro Penna, Il Viaggiatore insonne; prefazione di N. Ginzburg e G. Raboni, 1977.

Sandro Penna, Una felicità possibile, Appunti di diario a cura di E. Pecora, 2000*.

Sandro Penna, Cose comuni e straordinarie, a cura di E. Pecora, 2002.

Sandro Penna, Il Viaggiatore insonne, edizione critica, a cura di R. Didier 2002.

Sandro Penna, Autobiografia al Magnetofono, a cura di E. Pecora, 2006.

Trasparenze n° 14, monografico dedicato a Penna, AA.VV e alcune pagine inedite di Sandro Penna*.

Antonio Porta, pseudonimo di Leo Paolazzi, nasce nel 1935 a Vicenza, dove si laurea all’Università Cattolica. Collabora a “il verri” di Luciano Ancheschi a partire dal 1958 e partecipa all’antologia I novissimi, curata da Alfredo Giuliani, insieme con Nanni Balestrini, Elio Pagliarani ed Edoardo Sanguineti nel 1961. Da queste esperienze scaturiranno i congressi del Gruppo ’63 a Palermo, Reggio Emilia, La Spezia e Fano, ai quali Porta prenderà parte in prima persona. L’esperienza neoavanguardista si concretizza nell’attività redazionale presso “Malebolge” e nella fondazione della rivista “Quindici”, uscito nell’ottobre del 1966. Oltre alle raccolte poetiche, Antonio Porta si dedica alla poesia visiva, alla drammaturgia, al romanzo e al racconto breve. Traduce dal francese e dallo spagnolo, in collaborazione con Marcelo Ravoni, una scelta della poesia ispanoamericana del XX secolo, mentre è del 2003 la versione delle poesie inglesi di Amelia Rosselli, Sleep.



Nel 1977 raccoglie la propria produzione dal 1958 al 1975 in una silloge di testi editi e inediti, mentre risale al 1982 una selezione delle poesie dal 1967 al 1981 che confluiranno nell’antologia del 1985. L’anno precedente vince il premio Viareggio con la raccolta Invasioni. Dimostra inoltre un interesse per la letteratura d’infazia curando, insieme con Giovanni Raboni, un’antologia di poesie per bambini e componendo un poemetto per fanciulli ispirato alle illustrazioni di Altan (1982 e 2002). I suoi scritti sulla pubblicità sono stati raccolti nel volume Lo specchio della seduzione, del 2003. Dopo aver lavorato presso la casa editrice Rusconi e Paolazzi di Milano, dal 1968 è assistente di Valentino Bompiani. Ha insegnato alle Università di Chieti, Pavia, Bologna e a “La Sapienza” di Roma, dove muore nel 1989.

L’aria della fine, a c. di N. Lorenzini, 2004.

Il re del magazzino, prefazione di Stefano Verdino, 2003.

Amelia RosselliNata il 28 marzo 1930 a Parigi, figlia di Carlo, teorico del Socialismo Liberale, costretto all’esilio durante il fascismo e dal fascio assassinato nel 1940, orfana di padre Amelia esulò con la famiglia. Tra Svizzera, Stati Uniti ed Italia compì irregolari studi letterari, filosofici e musicali: negli anni Cinquanta scrive infatti una nutrita serie di saggi di etnomusicologia, teoria musicale e composizione. Dal 1948 lavora come traduttrice dall’inglese per alcune case editrici fiorentine e romane, e per la RAI. Negli stessi anni comincia a frequentare gli ambienti letterari romani e, pur non considerandosene parte, quegli artisti che avrebbero poi formato l’avanguardia del Gruppo ’63. Giungono gli anni Sessanta: la Rosselli s’iscrive al PCI. Intanto, parallelamente all’attività politica, pubblica i suoi testi sulle riviste, attirando l’attenzione di poeti del calibro di Zanzotto, Raboni e Pasolini: nel 1963 infatti il Menabò le pubblica ventiquattro poesie. L’anno successivo esce la sua prima raccolta, Variazioni Belliche, edita da Garzanti, mentre nel 1967 viene pubblicata la silloge Serie Ospedaliera.



Escono poi: Sonno-Sleep (1953-1966), tradotto da Antonio Porta; Diario ottuso (1954-1968), che raccoglie le sue prose; Impromptu (1981); Appunti sparsi e persi (1966-1977); La libellula (1985). Una fanciullezza errabonda e randagia, dovuta ai frequenti spostamenti del padre antifascista, la porta nelle sue opere, non essendo in grado di identificarsi con una sola lingua madre, a sperimentalismi plurilinguistici. La mancanza di radicamenti in una lingua così come in un luogo fisico stabile prima, la morte della madre poi, le causarono una forte depressione che sfociò in una forma di schizofrenia paranoide, diagnosi che Amelia non accettò mai. Visse i suoi ultimi anni a Roma, in Via del Corallo, dove si suicidò l’11 febbraio del 1996, data che segna forse un nesso volontario con il suicidio di Sylvia Plath, uccisasi nello stesso giorno del 1963, poetessa che la Rosselli amò e tradusse.

Impromptu; introduzione di G. Giudici, 1981.

Sleep; traduzione di A. Porta, prefazione di N. Lorenzini, 2003.

Impromptu (riedizione); introduzione di G. Giudici, 2003.

Trasparenze n.ri 17/19; interamente dedicati ad A. Rosselli, a cura di G. Devoto e E. Tandello, 2003.

Camillo-SbarbaroNasce a Santa Margherita Ligure il 12 gennaio del 1888, dall’ingegnere e architetto Carlo e da Angiolina Bacigalupo, la quale ammalata di tubercolosi muore nel 1893, lasciando i due figli piccoli che furono allevati dalla zia Maria. Camillo inizia i suoi studi ginnasiali a Varazze e li completa a Savona, nel Liceo Gabriello Chiabrera. Esordisce come poeta nel 1911 con la raccolta Resine, pubblicata grazie al sostegno economico dei compagni del liceo, ma si affermò nel 1914 con Pianissimo, che fu apprezzato da critici di rilievo come Giovanni Boine e Emilio Cecchi. In quel periodo inizia a collaborare con le riviste La Voce e Riviera Ligure. Seguono alcuni anni di silenzio poetico coincidenti con la partecipazione alla Grande Guerra come crocerossino, passando poi in fanteria con il grado di sottotenente. Nel 1920 pubblica Trucioli, recensito, tra gli altri, anche da Eugenio Montale, segue Liquidazione nel 1928. Nel 1933 inizia la sua collaborazione con La Gazzetta del Popolo di Torino, nel frattempo scrive Calcomanie che viene censurato e quindi pubblicato solo nel 1940. Durante la permanenza a Spotorno (1941-1945) si dedica all’attività di traduzione dal greco e dal francese e coltiva la sua passione per la botanica, già manifestatasi al liceo, collezionando licheni.



Nel 1949 vince il premio letteario Saint-Vincent e nel 1955 il premio Etna-Taormina, nello stesso anno pubblica Rimanenze. Gli ultimi anni di attività letteraria saranno dedicati alla prosa: Fuochi Fatui (1956) Gocce (1963), Contagocce (1965), Bolle di Sapone (1966), Vedute di Genova (1966), Quisquilie (1967).

Si spegne a Savona il 31 ottobre del 1967.

La Trama delle Lucciole, a cura di D. Astengo e F. Contorbia, 1979*.

Il Bisavolo, Lettere a Tilde Carbone Rossi, 1940-1967, a cura di D. Astengo, 2003.

Atti della giornata di studio 11 aprile 2003, a cura di G. Devoto e P. Zoboli, 2003.

Catologo delle lettere a Lucia e Paolo S. Rodocanachi 1929-1967, a cura di C. Peragallo, 2006.

Pianissimo, a cura di P.Zoboli, 2007.

Lettere a Lucia 1931-1967, a cura di D. Ferreri, 2007.

L. Spalanca, I fiori del Deserto, Sbarbaro tra poesia e scienza, 2008.

Camillo Sbarbaro in versi e in prosa, Atti del Convegno Nazionale di Studi, Spotorno 2007, a cura di D. Ferreri, 2009*.

Lettere a Giorgio Caproni 1956-1967, a cura di A. Padovani Soldini, 2010.

L. Spalanca, La sirena dipinta, Sbarbaro e l’universo femminile, 2011.

Lettere a Enrico Falqui 1928-1967, a cura di D. Divano e D. Carrea, 2012.

Lettere a Mario Novaro 1913-1919, a cura di V. Pesce, 2012.