Barriere invisibili: la casa di Julien Green (Ida Merello)

Nessuno, forse, meglio di Julien Green, ha definito lo spazio della casa come culla e come costrizione, dall’autobiografia di Partir avant le jour ai primi romanzi come Christine, Mont-Cinère, Adrienne Mesurat.  Per ragioni diverse la casa diventa un luogo di confinamento, anche se gli ostacoli alla fuga nascono soprattutto dall’intimo. Se ne vuole il godimento esclusivo, assoluto, come se le stanze costituissero altrettanti pezzi del proprio io. Con perfetta corrispondenza rovesciata Marguerite Yourcenar, nelle Memorie di Adriano, fa riferimento alla vita come a una casa con tante stanze, molte delle quali alla fine non si abitano più.

julien green

L’autobiografia procede dallo spazio iniziale di vita, il corpo della madre: “viene [… ] il momento in cui sono disteso sulle ginocchia di mia madre, nuotando immobile verso il biancore delle tende attraverso cui filtra la luce” (13): nuotare immobile è appunto la condizione del bambino, nel guscio protetto dal mondo. La casa assolve a una funzione materna, che protegge dall’esterno; nello stesso tempo però…

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Ida Merello

Professore ordinario di Letteratura Francese all’Università di Genova, si è occupata di storia dell’immaginario e letteratura fantastica del XIX secolo (con fondamentali contributi dedicati alla relazione tra il racconto fantastico e il pensiero esoterico e all’opera di Nodier e Gautier e) e di poesia simbolista e decadente (concentrandosi in particolare sull’evoluzione delle forme poetiche alla fine del XIX secolo). Ha pubblicato per i Classiques Garnier l’edizione critica del Rapport sur la poésie di Catulle Mendès, 2011 e del Dictionnaire des principaux poètes français du XIXe siècle, Oeuvres, t. XIV, 2016.

 

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