Kovačić: l’occhio d’un poeta dal nero della “fossa”

A settantasette anni dalla morte del poeta croato, le Edizioni San Marco dei Giustiniani rendono omaggio all’opera più significativa di Kovačić: “Jama” .  L’opera è pubblicata nella traduzione di Silvio Ferrari all’interno della collana “I quaderni del Tempo”, col titolo “La fossa“.

Ciò che preme evidenziare è la portata del suo gesto integralmente esistenziale, carico di valenze motivazionali molteplici e con ogni probabilità (dopo tanti anni) non del tutto esplorabili.” È così che il curatore dell’opera in lingua italiana descrive l’irruenza della parola di Kovačić, il moto inarrestabile della poesia attraverso le atrocità di una guerra spietata ed inumana.

Kovacic - la fossa

Una poetica dal fronte

I versi sono duri e impegnati; passa dalla paura più travolgente all’esaltazione d’un valore politico, dall’esasperazione della condizione umana al fronte fino all’inarrestabile tensione alla meraviglia. La poesia è mezzo per la libertà e voce “possente come il popolo” e l’autore stesso si sacrifica, voce e corpo, nel nome di un ideale ultimo, definitivo.

I versi di “Jama” presentati e recitati per la prima volta dall’attore e regista Vjekoslav Afrić nella giornata del 10 febbraio 1943 ad una riunione di combattenti e feriti sul fronte di Livno rappresentano il luogo e la condizione quasi necessaria per il manifestarsi dell’irreprensibile identità poetica dell’autore. Sarà infatti proprio Afric a permettere all’opera di sopravvivere, trascrivendone il contenuto e rendendo possibile la fruizione di questa straordinaria manifestazione poetica; l’opera verrà pubblicata ufficialmente per la prima volta nel 1944 a Bari (dove agiva parte della direzione dell’esercito della liberazione) diverrà poi una pietra miliare della letteratura croata del 900’ .

Chi siete? Di dove? Non lo so, però al vostro fuoco mi riscaldo. Cantate. Perché solo adesso sento che son vivo, anche se forse muoio.

E’ proprio attraverso la manifesta consapevolezza ostentata nella precarietà della condizione di soldato, che Kovačić descrive l’ossimoro dell’uomo del suo tempo: figlio di un ideale altissimo ma pur sempre umano, fragile ed assetato di bellezza, capace nell’atrocità del fronte di scrivere versi così umani e donarli ai compagni. Si deve riflettere sull’autenticità storica del poema, sulla responsabilità effettiva e sul massacro di donne e uomini che rappresentano il tema effettivo del sanguinoso scorrimento dell’opera.

Kovačić uomo, soldato, letterato

Comparso dunque all’alba di avvenimenti angosciosi che potevano forse essere intuiti, ma non certo previsti, almeno nella dimensione di intensità con cui poi si verificarono, il saggio di Goran pone una questione sostanziale per l’uomo moderno –la paura-.” Ivo Frangeš, storico e critico letterario, descrive così la portata di “Jama” nella sua “Storia della letteratura croata”, identificando quasi in un tutt’uno la vita e l’opera di Kovačić, assassinato 150 giorni dopo la conclusione del poema in circostanze tutt’ora per nulla chiare.

A settantasette anni dal suo omicidio la San Marco ricorda l’irruenza che la voce della poesia può avere anche nelle più drammatiche ed atroci situazioni, ricorda l’imponenza di Kovačić come uomo, soldato e letterato. Quasi a voler scorgere, nel nero della “fossa” l’occhio di un poeta.

Luigi Quaquaro

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