La casa (Luis Cernuda)

Da sempre, hai avuto il desiderio di una casa, la tua casa, che ti avvolgesse, nei momenti d’ozio e di lavoro, in un’atmosfera amica. Ma tu per primo non sapevi (perché lo avresti imparato più tardi, a forza di vivere tra estranei) che, dietro al tuo desiderio, e a esso mischiato, ce ne fosse un altro: rifugiarsi con l’amicizia delle cose. Il resto avrebbe aspettato fuori, ma, dentro, sareste rimasti tu e le tue cose.

Un giorno, quando già avevi iniziato a girare il mondo, sognando la tua casa, ma di essa privo, un evento inatteso ti ha offerto, finalmente, l’occasione di averne una. E hai iniziato a erigerla intorno a te, semplice, chiara, propizia: il tavolo, il divano, i libri, la lampada; un’atmosfera riempita dal profumo di fiori di stagione.

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Luis Cernuda

Luis Cernuda nasce nel 1902 a Siviglia, e muore nel 1963 in Messico, dove era giunto undici anni prima in seguito al lungo esilio che, dal 1938, due anni dopo lo scoppio della guerra civile spagnola, lo aveva condotto prima nel Regno Unito e, successivamente, negli Stati Uniti. Allievo di Pedro Salinas, è considerato il poeta “maledetto” della celebre Generazione del ’27. La sua poetica risente delle influenze più svariate, da un chiaro gusto romantico – evidente, in particolare, in Donde habite el olvido (1934), testo di chiara matrice becqueriana fin dal titolo – all’equilibrio dei classici e della cosiddetta poesia pura – Égloga, elegía, oda (1928) e Perfil del Aire (1927) –, dalla ribellione e dalle immagini surrealiste di Un río, un amor (1929) e Los placeres prohibidos (1931) al profondo lirismo nostalgico del poema in prosa Ocnos (1942). Centrali sono sempre la presenza di un amore sofferto e tormentato, la corporeità e la marginalità, l’angosciosa ricerca della bellezza e dell’assoluto, senza trascurare altri temi profondamente legati al suo tempo, quali la passione per il cinema, il jazz e il compromesso politico – Cernuda militò nel Partito Comunista spagnolo. Il volume La realidad y el deseo (1936-40-58-64), ampliato a più riprese, raccoglie la sua poesia completa. I temi dell’estraneità e dell’esilio, del disinganno, dell’evocazione nostalgica della patria e di un tempo perduto marcano in particolare gli ultimi scritti, da Como quien espera el Alba (1947) a Desolación de la Quimera (1962).

 

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