La vecchia casa (Anton Čechov)

Bisognava buttar giù una vecchia casa per costruirne una nuova. Accompagnavo l’architetto lungo le stanze vuote e, tra una cosa e l’altra, gli raccontavo diverse storie. Carta da parati strappata, finestre dai vetri appannati, stufe ormai scure: tutto recava tracce di vita recente ed evocava ricordi. Su questa scala un giorno, per dirne una, degli ubriachi stavano portando via un morto, si inciamparono e volarono giù di sotto con la cassa. I vivi si fecero piuttosto male, ma il morto, come non fosse successo niente, rimase molto serio e quando lo tirarono su dal pavimento e lo sistemarono di nuovo nella cassa dondolava il capo. Ed ecco qui tre porte tutte in fila: ci vivevano delle signorine che spesso ricevevano ospiti e perciò, rispetto a tutti gli altri inquilini, si abbigliavano in maniera più ricercata ed erano sempre puntuali nel pagamento dell’affitto. La porta in fondo al corridoio dà sulla lavanderia: di giorno ci lavavano i panni, di notte facevano chiasso e bevevano birra. E questo appartamentino, tre stanze in tutto, è saturo di batteri e bacilli. Tira una brutta aria qui. Qui sono morti molti inquilini e, ve lo posso assicurare, questo appartamento sarà…

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Traduzione di Martina Morabito.

La casa di Čechov a Taganrog:

 

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