Stanze-19 (Lina Prosa)

Nella casa di sempre abbiamo giocato a nascondino. Da bambini, per provare a chi trova e a chi è trovato, a chi vince e a chi perde. Chi ha giocato con me allora dov’è?Ora ci sono 19 stanze per scomparire, 19 muri per aggirare il nemico e ritornare a giocare a “fuggire e a ritrovarsi” da adulti…ma come si fa ora?
Siamo stati molto tempo fuori, abbiamo passato troppo tempo lungo i corridoi dei supermercati a scegliere il migliore prodotto e ancora non siamo sicuri se la candeggina che abbiamo scelto fosse la migliore, quella a doppio uso: pavimenti e indumenti.
Non c’è stato tempo per annotare le regole del gioco a nascondino.
Ora siamo tutti insieme, marito, moglie, figli: il marito chiede alla moglie “tu ti ricordi?”, la moglie risponde “con la vita che faccio?” – il marito: “come faccio a fare giocare Marinella”? La moglie: “tu hai mai giocato”? Il marito: “non a questo gioco”. La moglie: “cambia gioco”. Il marito: “Marinella vuole giocare a nascondino”. La moglie: “che ne sa lei di questo gioco”? Il marito: “mi ricordo che è un gioco che viene spontaneo…”. La moglie: “questa casa non è adatta”

Ritiro terapeutico-19. Il silenzio fuori è specifico della terapia-19. La solitudine dentro, è specifica di terapia-19. La maniera di abitare è specifica di terapia-19…19…19…19…19…
La memoria ci salva? Dov’è Antigone con il suo camion di terra pronta a seppellire le madri-19?
L’Antigone di oggi è integrata, lavora come camionista. La terra che trasporta proviene dallo scavo di un terreno che serverà ad altro e ad altri.
In sua mancanza, quella di Tebe, la memoria fa cose novecentesche, tenta di scendere la scala al piano terra dove abitavano i genitori di una volta e chiede…chiede…
Che sia onorevole questo tempo di profughi sanitari…di detentori pericolosi di polmoni…di ingenui emanatori di veleno…di condannati “a casa”, ricoverati nel privato, messi dentro, più dentro possibile, ad imbottire lo spazio di una quotidianità allungata fino all’inverosimile…questa non è guerra, è l’attacco decisivo senza scienza di una rappresentazione del nemico a cui la religione del globale ci ha assuefatti: l’invisibile.
Siamo tornati quelli di prima: fragili, deboli, indifesi, spaesati, mendicanti dietro la saracinesca abbassata del supermercato preferito…La memoria indaga: chiede come abbiamo fatto allora… insegue il tempo personale verso il basso, più basso che si può, ma il fondo dove il gioco è stato fatto dov’è? Spesso abbiamo la sensazione che quello che abbiamo vissuto è stato un altro a viverlo…distanti da noi stessi, sempre più distanti…eppure per intercettare le regole del gioco bisogna rivisitare la prima casa di allora per contarne le porte e le finestre o addirittura i mattoni d’epoca, perché qualche rinnovamento c’è stato…forse l’angolo segreto di quella casa non c’è più…ora c’è una bella sala da bagno…una bella cucina all’americana…un bel salotto dove il divano è orientato verso un grande televisore…
La casa è il capolavoro dei genitori del ‘900.  È il monumento alla sicurezza che hanno eretto con il metodo dell’incompiuta…metodo strettamente legato all’economia familiare…progetto-metodo…un muro oggi, un muro domani…sopraelevazione solo perimetrale….alla nuova generazione il compito di completare l’interno del piano superiore.
Oggi la casa di molti è nuova, fa parte della Città-19, complesso prefabbricato. Case già fatte prima ancora di cominciare il gioco. Città-19 non comincia dal centro, oggi è solo periferia da dove cominciano le strade deserte, i viali deserti, le viuzze deserte, impediti come sono gli abitanti a reclamare il centro…

Stanze dove la regola del gioco è perduta:

Stanze-19: sottotetti-intratetti-frammenti di casa – stanze poesia – versi con la testa all’ingiù come parole appese al gancio-nutrimento per l’inverno-riserva di parole per rifugiati sanitari ora rifugiati politici in stanze con ritmo da strofa – 19 feritoie e 19 flussi d’ossigeno su 19 spezzoni poetici che mano a mano trasformano la casa in 19 rifugi di corpi reclusi e 19 terapie di succo di ossigeno perché la poesia è una spremuta di frutta nella casa dove tutti sono sottoposti al supplizio del quotidiano.
19 muri, 19 angoli, 19 porte, nasconditi, piccolo rifugiato gioca, così…così…continua…il poeta ti ha visto…ti ha scoperto..tu resta nascosto, il poeta finge di non vederti, perché il gioco duri più a lungo.

28, aprile, 2020

 

lina prosa trasparenze

 

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Lina Prosa

Scrittrice e registra teatrale. Nata a Calatafimi-Segesta, dirige a Palermo il Teatro Studio Attrice/Non, spazio di ricerca teatrale nell’ambito del Progetto Amazzone (Mito-Scienza-Teatro). I suoi testi sono stati tradotti in francese, inglese e portoghese. Lampedusa Beach è stato messo in scena alla Comédie-Française da Christian Benedetti. Nel 2014, la Trilogia del Naufragio è stata rappresentata, con regia dell’Autrice, al Théâtre Vieux-Colombier. Ulisse Artico, il suo ultimo lavoro, dedicato alla riscrittura di Omero, è stato presentato a Milano.

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