Perturbanti ritorni nella stanza da Buzzati a Bufalino (Giuseppe Traina)

Leggere e rileggere La casa occupata di Julio Cortázar, e magari provare a disegnare la mappa dell’abitazione di Irene e dell’anonimo narratore, può essere un buon modo per abituarsi all’idea che anche metà di una casa possa causare inquietudine e non soltanto la sua totalità, come nella prototipica Maison Usher di Poe. Ma cosa ancora diversa è verificare che anche una singola stanza può risultare perturbante. Quanti film, soprattutto americani e soprattutto se c’è di mezzo un’inchiesta sulla sparizione o la morte di un adolescente, hanno offerto alla nostra memoria di spettatori la situazione stereotipata in cui uno o due genitori affranti aprono al detective (o alla detective: le donne, si sa, sono più adatte a questo tipo di ricognizioni) la stanza del figlio adolescente che non c’è più e, di norma, accompagnano questo gesto con la canonica frase “Guardi, abbiamo lasciato tutto così com’era, non abbiamo toccato nulla”…

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Giuseppe Traina

insegna Letteratura Italiana all’Università degli Studi di Catania, presso la sede di Ragusa. Si è occupato più volte in passato di Bufalino, pubblicando anche una monografia dal titolo “La felicità esiste, ne ho sentito parlare. Gesualdo Bufalino narratore” (Nerosubianco editore, 2012). Recentemente ha pubblicato uno studio sul rapporto tra i versi di Angelo Maria Ripellino e quelli di Bufalino. Prima d’ora non aveva mai scritto su Buzzati ed è molto grato a Trasparenze per avergliene adesso dato l’occasione.

 

Link utili:

Diceria dell’untore, regia di Vincenzo Pirrotta, interpreti principali: Luigi Lo Cascio, Vincenzo Pirrotta, Teatro Stabile di Catania, 2011:

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