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Tre giustificazioni dal Libretto delle Assenze (Felice Accame)

Dal “Libretto delle Assenze”, 25

12 aprile 2020, giorno di Pasqua

Requiem, ovvero La domenica della palma

1.
Fu visto a Pistoia nel 2004, ma, evidentemente, dopo essersi ben guardato intorno, decise che quello non era il posto giusto. Ricomparve pertanto l’anno dopo, in Sicilia e lì cominciò a darsi da fare. Ben presto iniziò la risalita: nel giro di pochi anni si fece tutta la costa tirrenica e, finalmente – un po’ a sorpresa, perché nonostante tutta la nostra predittività un ospite è sempre un ospite e decide lui sul quando e sul come –, arrivò in Liguria. Poi, è presumibile che un salto in costa Azzurra non se lo sia negato, ma spero di non attirarmi troppe critiche se ammetto che non me ne sono più occupato. Averne fatto conoscenza mi è bastato.

2.
In principio furono i topi, poi i piccioni, poi le tortore che, nonostante la mia passione per i fioretti, di chiamarle francescanamente tortorelle proprio non me la sento. Mi spiego. L’accesso a quella Villa Lovenis che i miei bisnonni si fecero costruire nel 1909 – una villa che, decrepitandosi, è via via diventata un macigno morale-civile-economico sempre più pesante sul capo di quei poveretti che ne hanno ereditato qualche brandello – era costituito da un bel viale ghiaioso di una sessantina di metri ai cui lati erano cresciute splendide palme. In quel viale ci facevo le corse da bambino – cronometro in mano, dovevo presto dedurre che un atleta non lo sarei mai diventato – e sotto quelle palme trascorrevo in mille occupazioni fanciullesche le ore assolate del primo pomeriggio estivo quando, affidato ai nonni, dovevo attendere le fatidiche “quattro” dopo le quali qualcuno mi avrebbe finalmente portato in spiaggia. Sotto quelle palme ho anche vissuto momenti indimenticabili con mio fratello.

3.
Ad un dato momento ci ritrovammo i topi in casa. All’imbrunire scivolavano sui cornicioni, ci guardavano dall’alto e, se avevamo dimenticato una finestra aperta, ne approfittavano. Se ne cercò la fonte e la si trovò facilmente – nelle palme. Lassù, con una riserva di datteri sempre a disposizione per i periodi di carestia…

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Felice Accame (Varese 1945)

È stato allievo e per anni stretto collaboratore di Silvio Ceccato, al cui pensiero ha apportato alcune critiche, si è dedicato al recupero della nozione di “metodologia operativa” ed alla ricostruzione della genealogia della Scuola Operativa Italiana. L’opera più organica al riguardo è La funzione ideologica delle teorie della conoscenza (2002), in cui viene anche ricostruita ed analizzata la critica della filosofia presente nel pensiero dei movimenti oppositivi dalla Rivoluzione francese in avanti. È docente di teoria della comunicazione presso il Centro tecnico della FIGC di Coverciano, professione con cui coniuga la propria formazione intellettuale ad un vivo interesse per lo sport. È presidente della Società di Cultura Metodologico-Operativa. Suoi scritti sono apparsi per trent’anni (1989-2019) su A/Rivista Anarchica. Insieme al sodale Carlo Oliva (1943-2012) ha condotto per oltre 20 anni la rubrica La caccia, caccia all’ideologico quotidiano su Radio Popolare. Insieme hanno pubblicato una raccolta degli interventi in onda dei primi anni (1985-1988) di trasmissione: Transazioni minori nel commercio dell’ideologia (1988). È sposato con l’artista Anna Rocco. Ricchissima la sua bibliografia che spazia dalla letteratura di invenzione alla saggistica filosofica e linguistica al rapporto fra sport e comunicazione.

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